Cenni storici

A un’altitudine di circa 122 metri sul livello del mare, ad appena 28 chilometri di distanza dal capoluogo di Bergamo e su un’area pianeggiante posta giusto al limite della provincia, quasi a confine con i territori bresciani e in prossimità di quelli cremonesi, sorge Calcio, l’ospitale ed evoluto comune che, al censimento del 2001, ha registrato una popolazione di 4793 abitanti.

Castello Silvestri: interno


Le origini

l termine ''Calcio'' deriverebbe direttamente dal vocabolo latino ''Calx'', che nella sua traduzione italiana equivale proprio al ''calcio''. Il territorio che vide sorgere le prime case di Calcio, infatti, era situato in prossimità della riva destra del fiume Oglio e, quindi, doveva presentarsi alquanto cosparso di ciottoli calcarei emersi appunto dal corso d’acqua.
Altri preferiscono attribuire la nascita del nome ''Calcio'' a un secondo termine latino, esattamente ''Calceus'', che significa ''scarpa'', volendo in tale modo alludere all’andamento del terreno che degrada verso l’Oglio.
Prescindendo da ogni discussione di tipo toponomastico, resta comunque indiscutibile che la nascita di Calcio si debba senz’altro far risalire all’epoca romana. Il ritrovamento di una preziosa pavimentazione a mosaico del 3° secolo d.C., infatti, testimonia e documenta questa affermazione.
L’intero mosaico è definibile, da un punto di vista artistico, come appartenente al genere dei ''tessellati'' e dei ''vermicolati'', questo perché i piccoli pezzi di marmo che lo compongono risultano differenziati per grandezza e disposizione a seconda della loro collocazione.
La qualità dei materiali, l’eleganza stilistica e la formidabile fattura confermano che il mosaico di Calcio, oggi custodito nel Museo Archeologico di Bergamo, costituisce la miglior espressione di tale genere artistico in tutto il territorio della provincia.

La via principale del paese all'inizio del '900


 
Primi documenti
 
Il più antico documento che fa riferimento a Calcio è certamente una carta del 1035 di cui una copia è conservata anche presso la Biblioteca Comunale di Bergamo . La carta dice testualmente che ''in loco Calzo ubi dicitur ad Geram'' erano collocati i beni di proprietà del vescovo di Cremona.
Questo documento del 1035 è in realtà una permuta che indica il trapasso della proprietà di Calcio dal vescovo di Cremona a una famiglia privata che poi la cedette (forse per ''donazione'', com’era d’uso a quei tempi) al Convento dell’Ordine degli Umiliati di San Lorenzo in Cremona.
La dipendenza di Calcio da Cremona è quindi riconfermata anche da documenti successivi. Nel 1202, per esempio, il vescovo di Cremona Sicardo affidò la concessione feudale della pieve e il capitanato di Calcio alla famiglia Sommi, mentre due ordinanze del Comune di Cremona, datate rispettivamente nel 1311 e 1308, ribadiscono la supremazia amministrativa di Cremona su Calcio.
Fu soltanto nel 1311 che Calcio riuscì a sganciarsi dalla predominanza cremonese e venne aggregata al distretto di Soncino. Però fu una libertà di breve durata, dato che verso la metà del Trecento l’intera zona tornò di proprietà del convento cremonese di San Lorenzo.
Nel 1364 il convento di San Lorenzo cedette il feudo di Calcio a un certo Aliprandi, il quale lo trasmise quasi subito, attraverso un regolare atto di vendita, a Regina della Scala, moglie di Barnabò Visconti Signore di Milano. 
 

Vicende della Calciana

Un diploma del Visconti del maggio 1365, seguito da un altro datato 12 febbraio 1366, enumera tutte le terre che Regina gli portò in dote, comprendendo anche Urago del distretto di Brescia, Pumenengo e Fiorano della Diocesi di Cremona, la Calciana della diocesi di Bergamo e il territorio di Galegnano.
Il 26 gennaio 1380 Regina, dopo aver ottenuto il permesso di Barnabò, incaricò il suo procuratore Franciscolo del Maino di iniziare le trattative per la vendita della Calciana ai fratelli Fermo, Marco e Antonio Secco di Caravaggio.
La cessione venne conclusa, per un prezzo di 18 mila zecchine, nell’aprile di quello stesso anno ma riguardò soltanto la porzione superiore del feudo: la Calciana inferiore restò infatti di proprietà di Regina fino al 18 agosto 1382, quando la cedette a un consorzio di compratori per la somma di 12 mila fiorini d’oro.
Certamente non pressata da preoccupazioni di carattere economico, Regina della Scala doveva avere ben altre ragioni per desiderare di disfarsi di quelle terre: secondo quanto riportano talune testimonianze coeve, infatti, la zona doveva essere paludosa e pericolosa e lo stesso borgo di Calcio, che pure vantava origini illustri e un passato di gloria, forse proprio per l’incuria dei suoi Signori era ridotto a uno stato di grave povertà, semidisabitato e poco ospitale.
In queste condizioni, dunque, la famiglia Secco acquistò il feudo dando il via a quella vera e propria ''signoria'' del loro casato confermata dal trapasso di tutti i diritti sovrani che Beatrice della Scala aveva fino a quel momento esercitato sul feudo.
L’origine di questa nobile e ricca famiglia che tanta importanza ha avuto della storia di Calcio è da ricercarsi nell’area di Caravaggio.
Il dominio su Calcio della signoria dei Secco fu pressoché assoluto e rappresentò il motivo giuridico per cui alla famiglia venne riservato un posto distinto trai feudatari della Lombardia tanto che, per molto tempo, essi furono esentati dal pagamento di ogni genere di tasse nonostante le proteste e le pretese delle autorità milanesi e cremonesi.
Calcio riuscì a mantenere questo suo privilegio fino al 1757, quando la regia giunta del censimento stabilì in un importo annuo di tremila lire le esenzioni dovute dalla Calciana. 
 

 
Il contrabbando
 
La Calciana, posta sul confine tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano, esonerata da ogni contribuzione, separata e circoscritta nella sua amministrazione, era come un porto franco in mezzo agli attigui paesi. ed era a poco a poco divenuta il centro e il ricettacolo di tutti i contrabbandieri, l’emporio delle loro merci. 
La Calciana, quindi, fu al centro di un’intensissima attività di contrabbando soprattutto durante i secoli XVII e XVIII. 
Secondo gli storici l’origine delle attività clandestine di contrabbando era da ricercare nei privilegi goduti da queste terre e nella loro posizione di confine. A quei tempi era molto facile incorrere nel reato di contrabbando, in quanto tutte le merci, ogni qualvolta superavano il confine de territorio di una città o di uno stato, venivano sottoposte al pagamento di un dazio. Poiché le tariffe dei dazi erano sempre molto elevate e finivano con l’incidere vistosamente sul prezzo della merce, il contrabbando garantiva un prezzo competitivo ed un margine sicuro di guadagno. 
Il governo milanese fece sempre il possibile per arginare questo fenomeno, che danneggiava le finanze dello stato ma, nonostante le pene severe previste per il reato di contrabbando, non riuscì mai a debellare questo fenomeno, al quale era strettamente connessa la diffusa criminalità, altra piaga sociale che caratterizzava le comunità della Calciana. 
L’illuminato governo di M. Teresa d’Austria (1740/1780), pur riconoscendo la Calciana come ''zona franca'', riuscì ad imporre ai condomini alcune importanti innovazioni nell’amministrazione civile della comunità, che vennero dotate dei medesimi organismi previsti anche per gli altri comuni del ducato. L'istituzione del cancelliere comunale (1752) e del Convocato Generale non eliminarono però la supremazia dei condomini. 
Fu inoltre istituito un corpo di guardia speciale per combattere l’attività dei contrabbandieri. Contro costoro furono emanate leggi severissime che prevedevano, tra l’altro, la possibilità che qualsiasi cittadino potesse arrestare un contrabbandiere e avere in cambio metà della merce sequestrata. 
Simili provvedimenti trovarono però una forte opposizione da parte degli abitanti della Calciana, molti dei quali avevano nel contrabbando l’unica fonte di sostentamento. 
Qualche volta le azioni repressive delle guardie provocarono proteste e disordini da parte della popolazione stessa. 
Il governo austriaco tentò comunque di migliorare le condizioni di vita della popolazione, proteggendo le attività commerciali ed artigianali, favorendo la nascente industria ed introducendo nei contratti agrari norme più favorevoli ai cittadini, 
Nei confronti del problema della criminalità gli austriaci agirono con estrema energia: a Calcio, tra il 1740 e il 1762, furono eseguiti alcune decine di processi per omicidio e per tentato omicidio. 
In pochi decenni la situazione economica della Calciana migliorò sensibilmente tanto che la popolazione, verso il 1780, sfiorò le 3.000 unità. Le migliori condizioni di vita consentirono anche la realizzazione di importanti opere pubbliche e private: la fondazione dell’ospedale (1744), la costruzione della nuova Casa dell’arciprete e l’inizio dei lavori della nuova grandiosa parrocchiale (1762/1772), la realizzazione del ponte in muratura sull'Oglio (1777), la nascita di alcune belle dimore private come il palazzo del Rivellino, il palazzo di Via S. Fermo e i palazzi di corso Umberto I°. 
 

 
Fine dei privilegi
 
Gli avvenimenti della rivoluzione francese mutarono la storia del mondo e perciò anche di Calcio. 
I condomini si affrettarono a far sparire gli stemmi nobiliari dalle facciate dei loro palazzi per non urtare la suscettibilità repubblicana dei francesi e pensarono di rabbonirli offrendo loro denaro e viveri in quantità. 
E forse tale offerta riuscì ad evitare i temuti saccheggi e le violenze. 
Nel 1797 l ‘armistizio di Campoformio metteva fine per sempre alla millenaria repubblica di Venezia, i cui territori, ad esclusione delle province lombarde, vennero ceduti all’Austria. Bergamo e Brescia vennero aggregate alla nuova Repubblica Cisalpina, istituita sul modello della repubblica francese. Le antiche province vennero perciò denominate ''dipartimenti''; Bergamo diventò capoluogo del ''Dipartimento del Serio'', cui furono aggregati alcuni comuni della diocesi di Cremona, tra i quali anche Calcio. 
Tra i primi provvedimenti presi dal nuovo governo repubblicano vi fu l’abolizione dei titoli nobiliari e di tutti i privilegi feudali. 
Caduta la Calciana nel 1803 nasce il nuovo comune che assume il nome di ''Municipalità di Calcio ed Uniti'' (Calcio, Pumenengo e Torre Pallavicina). 
Le riforme del governo napoleonico non impedirono agli ex signori di Calcio di mantenere ben saldo il loro controllo sull’antico feudo, tuttavia bisogna riconoscere che la nascita del comune segnò l’inizio di una nuova era per l’intera Calciana. 
All’arrivo degli Austriaci nel 1815, dopo la caduta di Napoleone, gli ex Signori di Calcio non persero tempo a richiedere all‘imperatore austriaco la restituzione dei privilegi aboliti dai Francesi. 
Ma i tempi erano ormai cambiati: gli antichi privilegi non furono più ripristinati e Calcio rimase definitivamente entro i confini della provincia di Bergamo. 
Il Congresso di Vienna (1815) sancì la nascita del regno Lombardo-Veneto sotto il diretto controllo dell’Austria. Intanto il paese, che attorno al 1835 superava i 2.500 abitanti, si andava modernizzando: dal 1831 aveva ottenuto un mercato mensile del bestiame; nel 1834 fu inaugurato l’impianto di illuminazione pubblica. 
L’efficiente polizia austriaca, che aveva saputo reprimere con fermezza il fenomeno del banditismo, non riusciva però a fermare le nuove idee di libertà che cominciavano a diffondersi tra le persone di cultura e tra coloro che avevano militato negli eserciti di Napoleone. Un rapporto della polizia del 1834 indicava nella casa di Marco Seçco d’Aragona un luogo di ritrovo dei ''cospiratori'' massoni e liberali. 
Anche a Calcio era ormai iniziato il risorgimento nazionale. 
I primi anni del nuovo Regno d’Italia furono difficili anche per Calcio. Il paese contava quasi tremila abitanti, ma le risorse economiche erano insufficienti al fabbisogno della popolazione. Nel 1862 i Secco abbandonarono definitivamente il paese. 
Il primo Sindaco di Calcio fu Bortolo Bonetti. 
La nuova Amministrazione Comunale intensificò gli sforzi per portare il progresso in paese: istituì nuove classi elementari e le scuole serali per adulti analfabeti, diede impulso al commercio incrementando l’attività del mercato mensile del bestiame, protesse l’agricoltura assumendo un veterinario e promuovendo corsi serali per contadini; scavò pozzi per l’acqua potabile, costruì il nuovo municipio con annesse le aule per la scuola (1864). 
Nel 1875-76 ottenne, con l’aiuto del senatore Ercole Oldofredi, la costruzione della stazione ferroviaria sulla nuova linea Treviglio - Coccaglio. 
Anche la parrocchia, dal canto suo, riprese i lavori di costruzione della nuova chiesa e riuscì a portarli a termine nel 1880. 
Nonostante i problemi economici dovuti alla mancanza di posti di lavoro, nonostante l’elevato numero di emigrati e le ricorrenti epidemie di colera, alla fine del secolo Calcio poteva essere considerato uno dei più grossi e importanti centri della ''bassa'', con una popolazione che superava ormai le 3.000 unità ed un’economia basata quasi esclusivamente sull’attività agricola. 
Le attività commerciali ed industriale erano strettamente legate alla produzione agricola: funzionavano infatti i mulini da grano, 5 torchi per la produzione di olio di semi, due macellerie bovine ed una equina, 14 osterie, 12 caffè ''liquoristi'' e 7 panetterie. L’unica industria di una certa importanza era rappresentata dall’incannatoio, sorto sul luogo di un’antica filanda, che occupava in media 160 operaie. 
Il Comune favorì in ogni modo l’incremento del commercio e dell’industria: l’azione intrapresa da anni per la realizzazione di una ''stazione di Calcio'' fu portata avanti anche con notevoli sacrifici finanziari, proprio nella prospettiva di ampliare ed incrementare l’attività commerciale ed industriale sul territorio comunale. Nel 1879 fu istituito un ufficio telegrafico. 
Si sentì ben presto la necessità di disporre di un istituto di credito operante in paese e così, nel 1903, nacque la ''Cassa Rurale''. 
Nello stesso anno entrava in funzione il primo telefono pubblico. Verso la fine del secolo sembrò che Calcio fosse destinato ad un notevole sviluppo industriale e commerciale. 
Furono invece i vicini centri di Romano e Palazzolo a decollare industrialmente e demograficamente, e Calcio perse definitivamente la sua tradizionale posizione di primato tra i centri della ''bassa bergamasca'' probabilmente per la troppa lontananza della ferrovia dal centro del paese.